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		<title>Quello di Long Kesh fu un martirio inutile?</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 06:41:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Mio padre è stato lasciato morire per niente” La figlia di Mickey Devine accusa il Sinn Fein La 35enne Louise Devine ha trascorso tutta la sua vita senza suo padre, dopo averlo visto morire di fame in carcere quando era &#8230; <a href="http://memoriastorica.wordpress.com/2012/01/19/quello-di-long-kesh-fu-un-martirio-inutile/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=memoriastorica.wordpress.com&amp;blog=3088409&amp;post=3483&amp;subd=memoriastorica&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><em>“Mio padre è stato lasciato morire per niente”</em></p>
<p style="text-align:center;"><em><span style="color:#000000;">La figlia di Mickey Devine accusa il Sinn Fein</span></em></p>
<p style="text-align:justify;">La 35enne Louise Devine ha trascorso tutta la sua vita senza suo padre, dopo averlo visto morire di fame in carcere quando era solo una bambina piccola. È cresciuta forte e temprata dal dolore, convinta che suo padre è stato un eroe e che il suo sacrificio sovrumano è servito a dare la libertà agli irlandesi scrivendo la storia di uno dei momenti-chiave del conflitto con Londra. Nella primavera- estate del 1981 dieci giovani prigionieri rinchiusi nel carcere di Long Kesh cominciarono uno sciopero della fame che li avrebbe portati alla morte in rapida successione. Il primo era Bobby Sands, l’ultimo sarebbe stato Mickey Devine, il papà di Louise. Una manciata di anni fa la giovane donna ha visto incrinarsi tutte le tragiche ma confortanti certezze nelle quali aveva fino ad allora avvolto il suo incubo personale.</p>
<div id="attachment_3487" class="wp-caption aligncenter" style="width: 408px"><a href="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2012/01/strikers6wt.jpg"><img class="size-full wp-image-3487" title="strikers6wt" src="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2012/01/strikers6wt.jpg?w=500" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">I martiri di Long Kesh. Mickey Devine è l&#039;ultimo a destra, nella seconda fila</p></div>
<p style="text-align:justify;">I capisaldi della sua vita hanno cominciato a sprofondare lentamente leggendo le pagine del libro <em>Blanketmen</em>, nel quale l’autore Richard O’Rawe &#8211; anch’egli reduce da quella tragica esperienza carceraria di trent’anni fa &#8211; ha raccontato l’esistenza di un accordo segreto formulato dal governo britannico che avrebbe potuto salvare la vita agli ultimi sei irlandesi in sciopero della fame. Un accordo che la leadership del partito Sinn Féin avrebbe rifiutato senza sottoporlo alle famiglie dei prigionieri in sciopero, perché voleva ottenere il massimo beneficio in termini elettorali dallo scontro carcerario. Se quell’accordo fosse stato accettato si sarebbero salvati in sei, tra questi c&#8217;era anche “Red Mickey”, il ragazzo di Derry con i capelli rossi, padre di due figli e militante del gruppo di estrema sinistra INLA. E&#8217; certo che un libro &#8211; anche se contiene rivelazioni clamorose e molto documentate &#8211; non può bastare da solo a riscrivere la storia di un martirio contemporaneo, svalutandone l’utilità concreta oltre al significato epico. Ma da quando <em>Blanketmen</em> è apparso sugli scaffali delle librerie sono accadute molte cose che hanno purtroppo confermato la tesi del suo autore, che due anni fa è uscito con un altro volume &#8211; <em>Afterlives</em> &#8211; che arricchisce la vicenda di ulteriori particolari. Liam Clarke, uno dei veterani del giornalismo irlandese, ha poi scovato l’accordo originale consegnato in carcere da un emissario del governo di Londra. E a confermare tutto, alcune settimane fa, è giunta anche la pubblicazione di una serie di documenti declassificati dagli archivi di Stato britannici allo scadere della regola dei trent&#8217;anni. Ecco perché oggi Louise Devine si sente crollare la terra sotto i piedi e lancia un pesante atto d’accusa contro la dirigenza del Sinn Féin. <em>“Esiste ormai una montagna di prove sull’esistenza di un’offerta degli inglesi, che fu accettata dalla direzione carceraria dell’IRA, ma venne respinta dalla dirigenza esterna</em> &#8211; ha affermato la ragazza in un’intervista al quotidiano Sunday World &#8211; <em>se papà avesse saputo di quella proposta, avrebbe terminato il suo sciopero. Era un uomo giovane con due figli che adorava e meno di due anni ancora da scontare in prigione. Aveva tutte le ragioni per continuare a vivere. Invece ha trascorso sessanta giorni d’agonia ed è morto per niente, perché gli inglesi erano già disposti a soddisfare quasi tutte le richieste dei prigionieri”</em>. Louise ha detto di essere disgustata dai vertici partito repubblicano e ha chiesto un incontro urgente con Gerry Adams, Martin McGuinness e altri personaggi-chiave che 30 anni fa gestirono da fuori dal carcere quella fase drammatica. <em>“Voglio delle risposte. Avevo solo cinque anni quando ho visto mio padre agonizzare e poi morire in quel campo di concentramento che era la prigione di Long Kesh. Mi sono seduta sul suo letto e lui non riusciva neanche a vedere me e mio fratello perché era cieco. Mi ricordo le lacrime che gli colavano sul viso quando l’abbiamo lasciato per l’ultima volta”</em>. I Devine sono la prima famiglia di una vittima dello sciopero del 1981 che si scaglia frontalmente contro la leadership del Sinn Féin in seguito alle recenti rivelazioni.<br />
RM</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2012/01/5276095720_b59c2e5d61_b.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3518" title="5276095720_b59c2e5d61_b" src="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2012/01/5276095720_b59c2e5d61_b.jpg?w=500" alt=""   /></a></p>
<br />Filed under: <a href='http://memoriastorica.wordpress.com/category/giustizia/'>Giustizia</a>, <a href='http://memoriastorica.wordpress.com/category/irlanda/'>Irlanda</a>, <a href='http://memoriastorica.wordpress.com/category/morti/'>Morti</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/memoriastorica.wordpress.com/3483/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/memoriastorica.wordpress.com/3483/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/memoriastorica.wordpress.com/3483/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/memoriastorica.wordpress.com/3483/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/memoriastorica.wordpress.com/3483/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/memoriastorica.wordpress.com/3483/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/memoriastorica.wordpress.com/3483/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/memoriastorica.wordpress.com/3483/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/memoriastorica.wordpress.com/3483/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/memoriastorica.wordpress.com/3483/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/memoriastorica.wordpress.com/3483/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/memoriastorica.wordpress.com/3483/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/memoriastorica.wordpress.com/3483/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/memoriastorica.wordpress.com/3483/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=memoriastorica.wordpress.com&amp;blog=3088409&amp;post=3483&amp;subd=memoriastorica&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;iraniano eroe della Shoah</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 06:00:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[da &#8220;Avvenire&#8221; di oggi Era il VI secolo avanti Cristo, quando Ciro il Grande salvò la vita agli ebrei deportati a Babilonia dopo la distruzione di Gerusalemme. L’editto dell’imperatore persiano li liberò e li fece rientrare in patria, consentendo loro &#8230; <a href="http://memoriastorica.wordpress.com/2012/01/18/lo-schindler-iraniano/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=memoriastorica.wordpress.com&amp;blog=3088409&amp;post=3465&amp;subd=memoriastorica&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:right;"><em><a href="http://www.avvenire.it/Cultura/Pagine/iraniano-shoah.aspx" target="_blank">da &#8220;Avvenire&#8221; di oggi</a><br />
</em></p>
<p style="text-align:justify;">Era il VI secolo avanti Cristo, quando Ciro il Grande salvò la vita agli ebrei deportati a Babilonia dopo la distruzione di Gerusalemme. L’editto dell’imperatore persiano li liberò e li fece rientrare in patria, consentendo loro anche la ricostruzione del tempio. Quella lontana vicenda, tramandata nei secoli anche dal profeta Isaia, era ben chiara nella mente del diplomatico iraniano Abdol-Hossein Sardari, quando si ritrovò nelle mani la sorte di migliaia di ebrei durante la Seconda guerra mondiale. Il diplomatico di religione islamica riuscì a usarla per far credere ai nazisti che gli ebrei iraniani, da lui ribattezzati “Djuguten”, erano in realtà i discendenti di una setta convertita all’ebraismo all’epoca dell’imperatore Ciro, e che per questo non avevano legami di sangue con gli ebrei europei. Da responsabile della missione diplomatica di Teheran nella Parigi occupata dai nazisti, Sardari usò la storia antica per ingannare gli uomini della Gestapo e per salvare gli ebrei iraniani dalla persecuzione e dai campi di sterminio. Con la sua abilità di avvocato riuscì a garantire loro un trattamento speciale sfruttando le contraddizioni insite nelle leggi razziali, mentre in Germania gli “esperti” di tali questioni cercavano di verificare la sua teoria senza giungere a una conclusione univoca. Poi si spinse oltre, compilando personalmente passaporti falsi, impiegando a questo scopo anche le proprie finanze personali e mettendo a rischio la propria vita. Quando Adolf Eichmann in persona, alla fine del 1942, scoprì e denunciò la geniale macchinazione, circa duemila ebrei, non solo iraniani, erano già riusciti a mettersi in salvo con l’aiuto del giovane diplomatico. <span id="more-3465"></span>Sardari è uno dei tanti eroi rimasti a lungo nell’oblio, com’accaduto ad Oskar Schindler, Giorgio Perlasca, Giovanni Palatucci e a tanti altri. Il primo a ricostruire la sua vicenda, una decina d’anni fa, è stato suo nipote Fereydoun Hoveyda, anch’egli un noto diplomatico (partecipò tra l’altro alla stesura della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani nel 1948). Sono stati i suoi ricordi a innescare il lavoro di Fariborz Mokhtari, ricercatore al Centro di studi strategici sul Vicino Oriente di Washington, che è recentemente confluito nel libro <em>Lion’s Shadow</em>, appena uscito in inglese. Quella di Sardari è una storia degna di un copione cinematografico: dopo l’invasione della Francia, a lui si rivolse la comunità degli ebrei iraniani che viveva a Parigi. L’Iran, ufficialmente neutrale, aveva interesse a mantenere rapporti commerciali con la Germania e i nazisti avevano dichiarato l’Iran una nazione ariana e compatibile, dal punto di vista razziale, con la Germania. Il diplomatico usò allora la sua influenza e i contatti per esentare i suoi connazionali di religione ebraica dalle leggi razziali, sostenendo che i cosiddetti “Djuguten” non avevano legami di sangue con gli ebrei europei. Richiamato in patria nel 1941 dopo l’invasione anglo-sovietica dell’Iran, decise di rimanere in Francia al loro fianco, senza stipendio e senza protezione, per proseguire il suo piano e salvare centinaia di esseri umani. Come Eliane Senahi Cohanim, che aveva solo sette anni quando riuscì a scampare alla deportazione insieme alla sua famiglia, grazie ai passaporti falsi e ai documenti di viaggio forniti da Sardari. “Mio padre ripeteva sempre che se ce l’abbiamo fatta è stata solo per merito suo”, ricorda la donna, ormai quasi ottantenne. Tra le tante testimonianze e gli inediti d’archivio citati o riprodotti nel libro di Mokhtari, c’è anche la lettera con la quale Eichmann definisce la tesi di Sardari “il solito trucco degli ebrei”, un documento citato anche negli atti dello storico processo all’architetto dell’Olocausto. Ciononostante, per decenni la Storia si è dimenticata di un eroe politicamente scorretto sia per gli arabi che per gli ebrei, e a lungo si è cercato di cancellarne la memoria. Nel dopoguerra Sardari non ricevette alcun riconoscimento, mentre la rivoluzione khomeinista lo spodestò della pensione e di tutte le sue proprietà, facendolo morire povero e sconosciuto a Londra, nel 1981. “Non ho fatto nient’altro che il mio dovere, che era quello di salvare gli iraniani. Tutti, anche quelli di fede ebraica”, ebbe modo di spiegare. Prima di essere celebrato in questo libro, il suo coraggio era stato ricordato nel 2004 con un riconoscimento postumo conferito dal Centro Simon Wiesenthal. Invece il Museo dell’Olocausto di Gerusalemme, anche a causa delle tensioni tra Israele e Teheran, non ha ancora deciso di annoverarlo tra i “Giusti dell’Islam”. Eppure la sua vicenda, figlia di una cultura millenaria del rispetto e della tolleranza, rappresenterebbe una risposta chiara e inequivocabile al negazionismo del presidente iraniano Ahmadinejad.<br />
RM</p>
<br />Filed under: <a href='http://memoriastorica.wordpress.com/category/memoria/'>memoria</a>, <a href='http://memoriastorica.wordpress.com/category/nazifascismo/'>Nazifascismo</a>, <a href='http://memoriastorica.wordpress.com/category/olocausto/'>Olocausto</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/memoriastorica.wordpress.com/3465/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/memoriastorica.wordpress.com/3465/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/memoriastorica.wordpress.com/3465/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/memoriastorica.wordpress.com/3465/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/memoriastorica.wordpress.com/3465/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/memoriastorica.wordpress.com/3465/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/memoriastorica.wordpress.com/3465/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/memoriastorica.wordpress.com/3465/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/memoriastorica.wordpress.com/3465/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/memoriastorica.wordpress.com/3465/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/memoriastorica.wordpress.com/3465/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/memoriastorica.wordpress.com/3465/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/memoriastorica.wordpress.com/3465/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/memoriastorica.wordpress.com/3465/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=memoriastorica.wordpress.com&amp;blog=3088409&amp;post=3465&amp;subd=memoriastorica&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Srebrenica, negare il genocidio diventa reato</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 11:41:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Parlamento della Federazione di Bosnia Erzegovina ha proclamato reato la negazione del genocidio di Srebrenica. Chiunque neghi che sul territorio della Bosnia sia stato commesso un genocidio durante l’ultimo conflitto armato sarà d’ora in poi perseguibile per legge e &#8230; <a href="http://memoriastorica.wordpress.com/2012/01/12/srebrenica-negare-il-genocidio-diventa-reato/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=memoriastorica.wordpress.com&amp;blog=3088409&amp;post=3462&amp;subd=memoriastorica&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Il Parlamento della Federazione di Bosnia Erzegovina ha proclamato reato la negazione del genocidio di Srebrenica. Chiunque neghi che sul territorio della Bosnia sia stato commesso un genocidio durante l’ultimo conflitto armato sarà d’ora in poi perseguibile per legge e punito con una reclusione da tre mesi a tre anni. La proposta di legge del deputato Jasmin Duvnjak. È stata approvata dal parlamento bosniaco nonostante l’opposizione di alcuni deputati serbi. Intanto le associazioni e le organizzazioni musulmane della Bosnia-Erzegovina hanno dichiarato di voler celebrare ogni 9 gennaio (già giornata della Repubblica Srpska bosniaca), anche la Giornata in memoria del genocidio avvenuto ad opera dei serbi nei confronti della popolazione bosniaca di fede islamica. Tutte le associazioni infatti, con dichiarazioni congiunte, hanno comunicato i loro intenti allegando nelle richieste ufficiali per l’istituzione della giornata, le sentenze emesse dalla Corte internazionale di giustizia de L’Aja che certificano il genocidio commesso dall’esercito della Repubblica serba ai danni dei bosniaci.</p>
<br />Filed under: <a href='http://memoriastorica.wordpress.com/category/bosnia/'>Bosnia</a>, <a href='http://memoriastorica.wordpress.com/category/genocidio/'>Genocidio</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/memoriastorica.wordpress.com/3462/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/memoriastorica.wordpress.com/3462/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/memoriastorica.wordpress.com/3462/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/memoriastorica.wordpress.com/3462/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/memoriastorica.wordpress.com/3462/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/memoriastorica.wordpress.com/3462/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/memoriastorica.wordpress.com/3462/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/memoriastorica.wordpress.com/3462/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/memoriastorica.wordpress.com/3462/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/memoriastorica.wordpress.com/3462/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/memoriastorica.wordpress.com/3462/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/memoriastorica.wordpress.com/3462/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/memoriastorica.wordpress.com/3462/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/memoriastorica.wordpress.com/3462/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=memoriastorica.wordpress.com&amp;blog=3088409&amp;post=3462&amp;subd=memoriastorica&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Le carestie? Colpa della politica</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 08:58:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>memoriastorica</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervista a Thomas Keneally uscita oggi su &#8220;Avvenire&#8221; “Quando un Paese è così ricco di generi alimentari da poterli esportare non può esserci alcuna carestia. Sono state le leggi britanniche a costringere me e la mia famiglia a emigrare”. È &#8230; <a href="http://memoriastorica.wordpress.com/2011/12/20/le-carestie-colpa-della-politica/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=memoriastorica.wordpress.com&amp;blog=3088409&amp;post=3445&amp;subd=memoriastorica&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><em>Intervista a Thomas Keneally <a href="http://www.avvenire.it/Cultura/Pagine/keneally.aspx" target="_blank">uscita oggi su &#8220;Avvenire&#8221;</a></em></p>
<p style="text-align:justify;">“Quando un Paese è così ricco di generi alimentari da poterli esportare non può esserci alcuna carestia. Sono state le leggi britanniche a costringere me e la mia famiglia a emigrare”. È passato più di un secolo da quando il grande drammaturgo irlandese <strong>George Bernard Shaw</strong> affidò al personaggio di una delle sue commedie la spiegazione più eloquente circa le cause della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Grande_carestia_irlandese_%281845_-_1849%29" target="_blank">Grande Carestia</a> che tra il 1845 e il 1850 decimò la popolazione dell’Irlanda.</p>
<div id="attachment_3451" class="wp-caption aligncenter" style="width: 285px"><a href="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2011/12/famine_memorial_dublin.jpg"><img class="size-full wp-image-3451" title="Famine_memorial_dublin" src="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2011/12/famine_memorial_dublin.jpg?w=500" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">Dublino, memoriale della Grande Carestia</p></div>
<p style="text-align:justify;">Basta un rapido sguardo al passato per avere la conferma che certe calamità, come quella che da mesi colpisce la Somalia, non sono affatto “naturali”: ne è convinto lo scrittore australiano Thomas Keneally, autore di decine di romanzi di successo tra cui quello che ha ispirato il film <em>Schindler’s list</em>. Il suo ultimo libro, <em>Three Famines</em>, racconta alcune tra le più terrificanti carestie dell’ultimo secolo e mezzo &#8211; quella etiopica degli anni ‘80, quella scoppiata nel Bengala nel 1943 e, appunto, quella irlandese del XIX secolo &#8211; individuando molte analogie anche con altre tragedie simili, come quelle causate dai regimi comunisti in Ucraina e in Corea del Nord. Se la prende in particolare, Keneally, con la spiegazione malthusiana secondo la quale le carestie sarebbero la conseguenza della sovrappopolazione, e spiega invece che sono quasi sempre fattori naturali a innescarle, ma è la politica che le rende devastanti. Non ci sarebbe stata alcuna carestia nel Bengala &#8211; sostiene &#8211; se i britannici non avessero ostacolato le importazioni di generi alimentali nella provincia indiana dopo le inondazioni che distrussero i raccolti. Non fu la siccità a causare la tragedia della fame in Etiopia, bensì la guerra civile e la collettivizzazione forzata imposta da Menghistu. Quanto poi alla “carestia delle patate” in Irlanda, fu scatenata da un fungo ma ad amplificarla a dismisura ci pensarono i dogmi britannici del libero mercato: l’Irlanda aveva materie prime in abbondanza per sfamare la sua popolazione, se solo Londra avesse cessato di esportarle. La riflessione di Keneally risulta di particolare attualità oggi che, secondo i dati delle Nazioni Unite, circa 25000 persone muoiono ogni giorno per cause legate alla denutrizione.<span id="more-3445"></span><br />
<strong>Lei è noto soprattutto come romanziere. Cosa l’ha spinta a cimentarsi nella scrittura di questo saggio?</strong><br />
Ho cominciato a occuparmi di carestie nel mio libro di qualche anno fa sulla <em>Great Famine</em> irlandese e mi hanno colpito le similitudini che si possono riscontrare in altre calamità nei comportamenti delle persone, sia dei responsabili che delle vittime. Nella ricerca che è confluita in <em>Three Famines</em> ho cercato di capire se le carestie sono effetto dell’opera dell’uomo o della volontà divina, sotto forma di siccità o di carenza di generi alimentari. Sono giunto alla conclusione che queste cause non sono sufficienti a uccidere migliaia di persone, se non sopraggiungono fattori politici. E lo stesso discorso vale anche oggi per la Somalia.<br />
<strong>Perché ritiene che le tre carestie citate nel libro, ma non solo quelle, siano state causate dall’uomo e dai governi?</strong><br />
La ragione principale deriva dal fatto che io vivo in uno dei continenti più secchi del mondo, l’Australia, dove da sempre si verificano gravi fenomeni di siccità. Che hanno sempre creato molti problemi, ma non hanno mai scatenato una carestia. Il motivo è semplice. In primo luogo abbiamo un sistema democratico che funziona, che ci consentirebbe di cacciare i nostri politici all’istante. Poi abbiamo ottime infrastrutture, strade e ospedali. È chiaro quindi che la siccità, da sola, non basta per scatenare una carestia. E non è sufficiente neanche un maremoto, come quello che vi fu nel Bengala nel 1943. Eppure oggi si continua a dire che l’ecatombe in corso in Somalia e nel resto del Corno d’Africa sia causata dalla siccità.<br />
<strong>Per quale motivo ancora oggi migliaia di persone continuano a morire a causa della fame o delle malattie conseguenti?</strong><br />
Questa è una domanda difficile. Io sono più bravo a raccontare le storie di queste carestie che a proporre delle soluzioni. Anche per le associazioni umanitarie è difficile far qualcosa, visto che devono collaborare con governi che possono essere inetti, incompetenti o corrotti. In Somalia c’è un governo fantoccio, incompetente e forse anche corrotto mentre nelle campagne opera la milizia Al-Shabaab, che terrorizza la popolazione e decide quale tipo di aiuti deve entrare nel paese. Inoltre è considerata un’organizzazione terroristica e dunque le Ong non possono fornire aiuti che andrebbero a finire con ogni probabilità nelle loro mani. Spesso gli occidentali non sanno che il meccanismo degli aiuti è molto complicato dalla politica. In Etiopia al tempo di Menghistu, per esempio, gli aiuti arrivarono dai sovietici, ma furono aiuti militari per combattere gli eritrei. Sarebbe utile che i paesi più sviluppati dell’Occidente smettessero di concludere accordi con i dittatori e facessero invece pressione su di loro. Ma ridurre le cause delle carestie alla siccità è un’affermazione a dir poco ridicola. Non so quale sia la soluzione al problema ma non potremo mai risolverlo se prima non capiremo con precisione quali sono le sue cause.<br />
<strong>Spera che il suo libro possa insegnare qualcosa ai nostri leader politici?</strong><br />
Sì, certo e magari anche alla gente comune. Spero che possa contribuire a far vedere certi eventi sotto una diversa prospettiva. Vorrei che la popolazione ricca dell’Occidente smettesse di provare pietà o, peggio ancora, noia nei confronti delle carestie africane e ne comprendesse le reali cause, senza farsi ingannare dalle apparenze.<br />
<strong>Il suo lavoro è stato influenzato dalla sua educazione cattolica e dai suoi studi di teologia?</strong><br />
Decisamente sì. Sono cresciuto in una famiglia politicamente molto progressista e allo stesso tempo molto cattolica. I miei nonni, immigrati irlandesi in Australia, credevano fermamente nella giustizia sociale. E questi ideali mi sono stati tramandati anche dai miei genitori e tuttora sono la bussola del mio lavoro di scrittore.<br />
RM</p>
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		<title>Firenze per Bobby Sands</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 20:19:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Filed under: Irlanda, Libri, memoria<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=memoriastorica.wordpress.com&amp;blog=3088409&amp;post=3437&amp;subd=memoriastorica&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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		<title>Testimoni di libertà</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 05:00:16 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2011/12/ribelli.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3427" title="ribelli" src="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2011/12/ribelli.jpg?w=221&#038;h=300" alt="" width="221" height="300" /></a>Dobbiamo fare presto. Quando, tra pochi anni, non ci sarà più nessun testimone in grado di raccontarci cosa voleva dire lottare per la libertà e la democrazia, ci rimarranno solo gli strumenti della storia per decidere su cosa fondare la nostra identità nazionale. Sulla Grande guerra &#8211; risponderanno alcuni &#8211; oppure sulla Resistenza, cioè su quell’unione tra volontari combattenti e gente comune che molti considerano ancora un episodio confuso, a tratti contraddittorio, del nostro passato e che per questo continua a essere oggetto di ripetuti tentativi di revisionismo. Dobbiamo sbrigarci a trasmettere alle giovani generazioni lo spirito di quell’esperienza che oggi appare quasi mitica e i cui contenuti sembrano appartenere a un’epoca infinitamente distante da noi. Quando anche l’ultimo partigiano si sarà arreso alla selezione naturale compiuta dal tempo, l’unica cosa che ci resterà saranno le testimonianze, i ricordi e i frammenti di storia raccontati da chi la Resistenza l’ha vissuta davvero, sulla propria pelle. Di coloro cioè che dopo l’8 settembre del 1943 potevano fare scelte diverse &#8211; pensando alla propria salvezza e al proprio bene personale &#8211; e invece scelsero l’interesse superiore di un popolo e di una nazione. Nel libro <a href="http://www.infinitoedizioni.it/prodotto.php?tid=156" target="_blank">“Ribelli!”</a> appena mandato in libreria da Infinito edizioni, i giornalisti Domenico Guarino e Chiara Brilli hanno raccolto una quindicina di voci di uomini e di donne che decisero di farsi partigiani e di lottare per il bene comune, diventando gli artefici primi della costruzione della nostra democrazia. Sono andati a scovarli in tutta Italia, dal nord al sud del paese, in un viaggio della memoria che arriva fino ai giorni nostri e che, a dispetto dell’età avanzata, li vede ancora oggi indignarsi lucidamente di fronte a un presente molto diverso da quegli ideali per i quali avevano messo a repentaglio le loro vite. Non deve stupire che oggi siano proprio gli ottantenni, o addirittura i novantenni, a invitare i giovani alla ribellione: basti pensare al grande Mario Monicelli &#8211; che fino all’ultimo invitava a fare la rivoluzione &#8211; o al francese Stephane Hessel, anch’egli ex partigiano, che a 93 anni è diventato un caso letterario con il suo elogio dell’indignazione. La credibilità sempre più scarsa dei politici e delle istituzioni dimostra quanto sia necessario un richiamo etico da parte dei più anziani. I moniti e gli insegnamenti di figure note come Marisa Rodano, Massimo Rendina, Silvano Sarti e Rolando Ricci e di altre meno conosciute, ma ugualmente significative, contenuti in questo libro saranno indispensabili per raccontare ai più giovani come, nel momento più buio, un popolo seppe trovare lo slancio e l’indispensabile coesione per crescere socialmente, economicamente e culturalmente. Il volume di Guarino e Brilli ci ricorda anche che furono i loro sacrifici e il loro coraggio a innescare quel processo che portò alla nascita della nostra Costituzione, consentendo all’Italia d’imboccare la strada della libertà e dello sviluppo civile dopo un ventennio di barbarie. Il merito principale dei due autori è quello di aver voluto ascoltare queste voci a futura memoria, prima che sia troppo tardi, ma senza limitarsi all’analisi del passato, effettuando invece un opportuno raffronto con un altro ventennio: quello concluso appena pochi giorni fa. Il risultato è un’operazione culturale complessa che può costituire un valido antidoto anche ai ricorrenti e inaccettabili tentativi di equiparazione tra partigiani e repubblichini, magari nascosti dietro a presunte iniziative di pacificazione. Per riuscire nei suoi intenti, “Ribelli!” è corredato da un robusto apparato di note utili a contestualizzare le interviste e si avvale anche di un supporto audiovisivo a tratti toccante &#8211; al libro è allegato l’omonimo dvd realizzato da Massimo D’orzi e Paola Traverso – che mostrandoci i volti in alcuni casi traditi dalle emozioni dei quindici ex partigiani, ce li fa sentire ancora più vicini.<br />
RM<br />
(recensione uscita oggi su <em>Left</em>)</p>
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		<title>Ulysses, una nuova traduzione italiana per il capolavoro di Joyce</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 08:36:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Intervista uscita oggi su Avvenire Un curioso gioco del destino accomuna Giulio De Angelis, il traduttore e saggista diventato famoso per la prima e finora unica versione italiana di Ulysses, ed Enrico Terrinoni, curatore della nuova trasposizione: entrambi hanno ultimato &#8230; <a href="http://memoriastorica.wordpress.com/2011/12/07/ulysses-una-nuova-traduzione-italiana-per-il-capolavoro-di-joyce/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=memoriastorica.wordpress.com&amp;blog=3088409&amp;post=3421&amp;subd=memoriastorica&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><em>Intervista uscita oggi su Avvenire</em></p>
<p style="text-align:justify;">Un curioso gioco del destino accomuna Giulio De Angelis, il traduttore e saggista diventato famoso per la prima e finora unica versione italiana di <em>Ulysses</em>, ed Enrico Terrinoni, curatore della nuova trasposizione: entrambi hanno ultimato la traduzione del capolavoro di James Joyce a 35 anni. L’impresa di De Angelis, spentosi nel 2000, fu data alle stampe da Mondadori nel 1960 e dopo mezzo secolo presenta inevitabilmente qualche segno del tempo. Inoltre, a detta di molti critici, non è riuscita a cogliere fino in fondo lo humour di Joyce. Quella di Terrinoni, che uscirà il 5 gennaio per Newton Compton, è resa in un italiano più moderno, che vuole dare la giusta importanza alla componente linguistica e culturale irlandese. Docente di letteratura inglese all’Università di Perugia, già autore di numerosi scritti su Joyce, Terrinoni ha impiegato quattro anni di lavoro a tempo pieno per ultimare l’opera.<br />
<strong>Professor Terrinoni, cosa si prova ad affrontare la traduzione di un testo così monumentale e complesso?</strong><br />
In passato ho tradotto autori difficili come Spark, Burnside, Behan e altri, ma con Joyce siamo su un altro pianeta. Tradurre <em>Ulisse</em> prevede una conoscenza puntuale di nove decenni di critica, senza i quali sarebbe “intraducibile”. Mi hanno aiutato i tanti anni a Dublino e le ricerche per la tesi di dottorato su <em>Ulysses</em>, lavorando con Declan Kiberd, curatore del testo per la Penguin e allievo del biografo di Joyce, Richard Ellmann; ma sono stati fondamentali anche gli studi condotti in Italia nell’ambito della scuola joyciana di Giorgio Melchiori, ora proseguita da Franca Ruggieri. Melchiori fu uno dei consulenti di De Angelis, entrambi grandi traduttori. Il mio lavoro tenta di emanciparsi da quell’impresa pionieristica, ma non posso non riconoscere un debito nei confronti di quegli studiosi.<span id="more-3421"></span><br />
<strong>Perché tradurre nuovamente<em> Ulysses</em>?</strong><br />
Perché non ritradurlo? John Florio racconta che secondo il suo amico Giordano Burno la traduzione è la madre di ogni scienza. Tradurre è un esercizio di democrazia, di democratizzazione, un tentativo di rendere fruibili testi che altrimenti non lo sarebbero. Ciò implica una certa generosità, e tante traduzioni di uno stesso testo arricchiranno la nostra conoscenza. La traduzione di De Angelis appartiene a un’altra epoca. In 50 anni la lingua cambia, si evolve. La mia versione, con la consulenza di Carlo Bigazzi, mira a rispettare la colloquialità di <em>Ulisse</em>, un testo tutt’altro che inaccessibile, un libro comico, dal linguaggio raramente aulico, un’opera intesa da Joyce per il lettore comune.<br />
<strong>Può sintetizzarci il metodo che ha usato per tradurre un’opera che a tratti assume le sembianze di un puzzle linguistico?</strong><br />
<em>Ulisse</em> è un testo “plurale”, nel senso che Pessoa dava alla parola, plurale alla Borges. Richiede una miriade di strategie traduttive. Ogni episodio possiede la propria tecnica, e gli stili con cui Joyce si cimenta sono innumerevoli. Un traduttore è spesso costretto a scegliere tra più soluzioni, tutte possibili. La mia traduzione segue il principio dell’<em>inclusività</em>: quando un’espressione si scompone in ramificazioni multiple, ci vuole una resa molteplice, polisemica, per creare un’ambiguità parallela a quella originale. È il lettore ad avere sempre l’ultima parola.<br />
<strong>La traduzione è stata effettuata rispettando la sequenza cronologica dei capitoli?</strong><br />
Solo nella prima stesura, ma proprio come Joyce tornava spesso sulla propria opera, le successive “ondate” di revisione si sono stratificate secondo percorsi non più cronologici ma associativi. <em>Ulysses</em> è un libro che fa dell’interconnessione tra le varie parti la propria cifra distintiva. Spesso ci accorgiamo, procedendo con la lettura, che quanto viene dopo spiega quel che s’era visto prima.<br />
<strong>Negli anni De Angelis ha più volte rivisto e aggiornato il suo lavoro. Quali sono le principali differenze lessicali e stilistiche che potremo notare nella sua versione?</strong><br />
Esistono molti <em>Ulisse</em>, anche in italiano. De Angelis per gli Oscar l’ha rivisto a partire dall’edizione Gabler del 1984, che “riscriveva” il libro seguendo i manoscritti, a mio avviso snaturando quell’<em>Ulisse</em> da Joyce mandato alle stampe e a più riprese da lui stesso corretto. La sua prima traduzione (oggi nei Meridiani) è condotta su un testo simile a quello che ho scelto di usare io. L’italiano è inevitabilmente più moderno, vi è una maggiore consapevolezza della parlata irlandese, e inoltre ho cercato di riprodurre per quanto possibile tutta la comicità del libro. Infine, la mia edizione ha un apparato critico paragonabile a quello delle grandi edizioni annotate in circolazione nel mondo anglofono.<br />
<strong>Tra le opere di Joyce, <em>Finnegans’ Wake</em> è considerato ancora intraducibile, e Luigi Schenoni è morto prima di completarne la trasposizione in italiano. Se un editore glielo chiedesse potrebbe proseguire il suo lavoro?</strong><br />
Ci vorrebbe una forte dose di pazzia mescolata a genio per accettare un lavoro del genere. Schenoni è stato e rimarrà inimitabile.<br />
<em>Riccardo Michelucci</em></p>
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		<title>Un premio dedicato a Marla</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 16:42:24 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2011/11/page0001.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3403" title="terzani" src="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2011/11/page0001.jpg?w=123&#038;h=300" alt="" width="123" height="300" /></a>Non aveva ancora compiuto 29 anni quando la follia della guerra in Iraq se la portò via. Oggi in pochi si ricordano di lei, forse perché nessuno ha pensato, ancora, a trasformarla strumentalmente in un&#8217;icona. Eppure <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Marla_Ruzicka" target="_blank">Marla Ann Ruzicka</a> è stata la personificazione di un pacifismo attivo e tenace, che persegue obiettivi concreti e non si ferma di fronte a niente, anche a costo della propria vita. Lo sguardo da ragazzina e l&#8217;aria quasi svagata da studentessa fuori corso nascondevano in realtà un talento quasi straordinario nella raccolta di fondi da destinare alle vittime della mattanza irachena, e prima ancora a quella afgana. Con la sua attività di lobbying sul campo riuscì in pochi mesi, quasi da sola, a ottenere risultati che sarebbero stati impensabili anche per le Ong più blasonate. Basti pensare che proprio alla sua memoria è stato intitolato il fondo statunitense per le vittime civili del conflitto iracheno. La storia di Marla spiega alla perfezione cosa voglia dire impegnarsi per la pace nel III millennio e costituisce la risposta più efficace a chi crede che i pacifisti siano solo una banda di sognatori che vivono tra le nuvole. Il suo è stato un martirio per i diritti umani: ho voluto ricordarlo in un racconto biografico che sarà contenuto del mio prossimo libro (in uscita nel 2012, salvo imprevisti) e che è stato selezionato tra i sei vincitori del <a href="http://www.premiotizianoterzani.it/premiotizianoterzani.it/Benvenuto.html" target="_blank">premio Firenze per le culture di pace dedicato a Tiziano Terzani</a>, nella sezione inediti.<br />
<strong>La premiazione si terrà domenica 4 dicembre alle 16, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, a Firenze</strong>.<br />
Sarà una bella giornata: siete ovviamente tutti invitati.<br />
RM</p>
<br />Filed under: <a href='http://memoriastorica.wordpress.com/category/iraq/'>Iraq</a>, <a href='http://memoriastorica.wordpress.com/category/italia/'>Italia</a>, <a href='http://memoriastorica.wordpress.com/category/libri/'>Libri</a>, <a href='http://memoriastorica.wordpress.com/category/memoria/'>memoria</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/memoriastorica.wordpress.com/3406/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/memoriastorica.wordpress.com/3406/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/memoriastorica.wordpress.com/3406/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/memoriastorica.wordpress.com/3406/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/memoriastorica.wordpress.com/3406/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/memoriastorica.wordpress.com/3406/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/memoriastorica.wordpress.com/3406/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/memoriastorica.wordpress.com/3406/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/memoriastorica.wordpress.com/3406/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/memoriastorica.wordpress.com/3406/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/memoriastorica.wordpress.com/3406/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/memoriastorica.wordpress.com/3406/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/memoriastorica.wordpress.com/3406/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/memoriastorica.wordpress.com/3406/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=memoriastorica.wordpress.com&amp;blog=3088409&amp;post=3406&amp;subd=memoriastorica&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Una figlia due volte vittima</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 11:32:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Mario Calabresi Una ragazzina di 19 anni ha passato notti insonni, poi ha raccolto tutto il coraggio che aveva ed è entrata in un’aula di tribunale di Milano per testimoniare contro il padre, un boss della ’ndrangheta. Lo ha &#8230; <a href="http://memoriastorica.wordpress.com/2011/11/24/una-figlia-due-volte-vittima/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=memoriastorica.wordpress.com&amp;blog=3088409&amp;post=3396&amp;subd=memoriastorica&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><em>di Mario Calabresi</em></p>
<p style="text-align:justify;">Una ragazzina di 19 anni ha passato notti insonni, poi ha raccolto tutto il coraggio che aveva ed è entrata in un’aula di tribunale di Milano per testimoniare contro il padre, un boss della ’ndrangheta. Lo ha fatto per aiutare l’accusa a sostenere che è stato lui a uccidere e sciogliere nell’acido la mamma, colpevole di aver collaborato con la giustizia. C’erano volute due giornate intere per raccontare le ultime ore di vita della madre e rispondere alle mille domande degli avvocati della difesa. Pensava di aver finito, di aver fatto la sua parte, ma ieri le hanno comunicato che è stato tutto inutile: il processo verrà azzerato e si dovrà ricominciare da capo. Il presidente della Corte, Filippo Grisolia, è stato chiamato a Roma come capo di gabinetto del nuovo ministro della Giustizia e così si tornerà alla casella di partenza. Quando gliel’hanno detto, ieri pomeriggio, Denise non riusciva a crederci. Non riusciva a credere che a guidare il processo non ci fosse più quel presidente che era stato così attento a difenderla dalle domande trabocchetto, dalle mille furbizie degli avvocati, dagli eccessi di sofferenza. Quel magistrato è stato certamente scelto dal nuovo ministro perché è persona seria e scrupolosa, come ha dimostrato nella sua lunga carriera, ma il vuoto e l’angoscia restano senza risposta.<br />
Denise Cosco aveva accettato di testimoniare contro il papà Carlo Cosco e di affrontare la paura &#8211; da oltre un anno è entrata in un programma di protezione, ha dovuto cambiare nome e vive nascosta &#8211; perché si era convinta ad avere fiducia nello Stato, perché vuole che sua madre abbia giustizia. Ora pensava solo di aspettare la sentenza per poi rifugiarsi nell’anonimato per sempre. Non sarà così: alla notizia del cambio del presidente della Corte, infatti, gli avvocati del padre e degli zii (considerati i complici dell’omicidio) si sono opposti all’idea di tenere valido tutto il lavoro fatto finora, vanificando ogni udienza tenuta. Denise presto dovrà tornare in quell’aula un’altra volta, coprirsi di nuovo la testa con il cappuccio della felpa, per cercare di proteggersi dagli sguardi del padre e degli zii, e ricominciare a raccontare.<br />
Siamo certi su chi ha brindato ieri sera e su chi si è disperato. Ora non ci resta che sperare che il nuovo presidente trovi il modo per salvare la testimonianza di Denise, per non costringerla a rivivere tutto, a ripetere ogni particolare di quell’ultimo istante con la mamma, di quelle ore angosciose passate a cercarla per le strade del centro di Milano. Denise la cercava ma Lea era già morta e in un capannone della Brianza la stavano sciogliendo nell’acido. E non ci resta da sperare che tutto venga fatto con celerità e precisione: i termini di custodia per i presunti assassini scadono all’inizio della prossima estate. Ma questo a Denise non l’hanno detto.</p>
<p style="text-align:justify;">(da &#8220;La Stampa&#8221; del 24 novembre 2011)</p>
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		<title>Mostar, la nuova vita del vecchio ponte</title>
		<link>http://memoriastorica.wordpress.com/2011/11/09/mostar-la-nuova-vita-del-vecchio-ponte/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 11:58:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>memoriastorica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bosnia]]></category>
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		<description><![CDATA[Diciotto anni fa, la mattina del 9 novembre 1993, le forze dell&#8217;esercito croato HVO distruggevano il Ponte di Mostar. Oggi la mezza luna di pietra è risorta, ma in una città diversa. Le molte vite dello Stari Most nel ricordo &#8230; <a href="http://memoriastorica.wordpress.com/2011/11/09/mostar-la-nuova-vita-del-vecchio-ponte/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=memoriastorica.wordpress.com&amp;blog=3088409&amp;post=3388&amp;subd=memoriastorica&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><em>Diciotto anni fa, la mattina del 9 novembre 1993, le forze dell&#8217;esercito croato HVO distruggevano il Ponte di Mostar. Oggi la mezza luna di pietra è risorta, ma in una città diversa. <span style="text-decoration:underline;"><br />
Le molte vite dello Stari Most nel ricordo del giornalista mostarino Dario Terzic</span></em></p>
<p style="text-align:justify;">Dicono che i ponti uniscono le persone, le sponde. E noi vogliamo crederci. Spesso i ponti non sono che strade di collegamento, stazioni di passaggio. E sulla romantica e umanitaria dimensione dei ponti sono state scritte  poesie, storie, sono stati girati film. Il ponte sul fiume Kwai, il Golden Gate, il Ponte di Avignone, il Ponte di Brooklin, sono tutti ponti con una loro storia. Il Vecchio ponte di Mostar ha tante storie. Per il semplice fatto che lo Stari most ha più vite. Si sapeva già molto di questo ponte ancor prima della guerra in Bosnia Erzegovina. Venivano turisti da tutto il mondo per ammirarne la bellezza. D’estate, quando il livello del fiume Neretva è più basso, la mezza luna di pietra, come lo chiamano alcuni, “sale” fino quasi a 30 metri. Un ponte così grande e con un solo arco. Per questo la gente si meravigliava e lo ammirava.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Il Vecchio ponte eterno</strong><br />
La morte del Ponte vecchio nel 1993 è un avvenimento di cui hanno scritto molto i media internazionali. In piena guerra, a Mostar, durante i più pesanti scontri fra l’Armija BiH e l’HVO croato, il 9 novembre la mezza luna di pietra è crollata nella Neretva sotto i terribili colpi dell’artiglieria croata. Per mesi hanno cercato di distruggerlo. Già durante il primo scontro, quello del 1992, quando l’Armija BiH e l’HVO erano alleati nella lotta contro i serbi di Mostar (i quali, a dire il vero, erano aiutati dall&#8217;ex esercito jugoslavo) in città erano stati minati quasi tutti i grandi ponti: Lučki, Carinski, Titov. Le mine erano state posizionate anche sul Ponte vecchio, ma gli ingegneri dell&#8217;Armija erano riusciti a toglierle. Così che solo lo Stari most era riuscito a sopravvivere alla prima guerra di Mostar. Il Ponte era forte ed aveva resistito a tutte le sciagure, fino a quel fatale 9.11.1993. Noi di Mostar lo avevamo sempre considerato eterno, indistruttibile. E come non farlo? Mentre guardavamo attorno a noi come tutto fosse effimero, solo lui rimaneva sempre uguale. Stava lì dal 1566. Non è forse un’eternità?<br />
Il Ponte è quella cosa attorno alla quale è sorta e si è sviluppata la città: generazioni di mostarini sono cresciute insieme al Ponte; ammiravano quel miracolo dell&#8217;architettura, i sogni che Neimar Hajrudin era riuscito a trasformare in realtà. I mostarini adoravano la loro città, e per loro le due cose sacre sono sempre state la Neretva e il Ponte che vi passa sopra. Ma i tempi cambiano. Nel 1992 inizia la vera guerra di Mostar. I musulmani (oggi bosgnacchi) insieme ai croati sconfiggeranno militarmente i serbi che da aprile fino a giugno di quell&#8217;anno erano riusciti a tenere la sponda est della Neretva. I serbi lasciano la città e, contemporaneamente, a Mostar arrivano i musulmani scacciati dall&#8217;Erzegovina orientale (Gacko, Nevesinje&#8230;). Già allora accade il primo grande cambiamento nella composizione della popolazione di Mostar. Il più drastico accadrà dopo il 9 maggio, cioè dopo l&#8217;inizio degli scontri fra croati e musulmani. Decine di migliaia di musulmani di Mostar lasceranno per sempre la loro città per trasferirsi nei Paesi scandinavi, in America, in Canada, in Australia. Nei loro appartamenti, nella parte della città che era sotto il controllo dell’HVO (Mostar ovest), entreranno i profughi croati della Bosnia centrale (Kakanj, Vitez), e di Konjic. Contemporaneamente, i musulmani di Stolac e i musulmani di Mostar che non sono riusciti ad andarsene via si troveranno (non per propria volontà) nella parte est della Neretva, quella sotto il controllo dell’Armija BiH. La parte est, o <em>Rive gauche</em> di Mostar, come la chiamavano alcuni, era la zona dimenticata di una Mostar sofferente da oltre un anno. Si è vissuto senza cibo, senza elettricità e acqua, sotto continue e intensive piogge di granate. Le granate portavano odio, e quell&#8217;odio era come se crescesse di giorno in giorno. Durante il mese di maggio del 1993 ero ancora sulla sponda destra (croata), e non potevo credere a quanto odio vi si fosse accumulato. In città erano sempre più le persone che non conoscevano Mostar. Niente li legava, né a quella città né a quel Vecchio ponte. Per loro era una semplice costruzione di pietra, anzi nemmeno semplice perché era la “loro”, turca, qualcosa che bisognava distruggere. La seconda guerra di Mostar è stata particolarmente intensa. La parte bosgnacca (musulmana) era senza armi mentre all’HVO arrivavano i rifornimenti dalla Croazia. Mostar est veniva bombardata giorno e notte. Tra i bersagli c’era anche il Ponte vecchio. Arrivavano granate dai vari punti occupati dall’HVO sulle colline di Mostar. La città è stata bombardata dalla collina Hum (dal punto in cui oggi svetta una croce alta 33 metri) e per colpire il Ponte veniva usato un punto chiamato Stotina [centinaio].<span id="more-3388"></span></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>La morte dello Stari most</strong><br />
I colpi più forti contro il ponte iniziano l&#8217;8 novembre. Di giorno non era possibile avvicinarsi al Ponte. Va detto che il Ponte era per i pedoni. Non era facile attraversarlo, anzi per alcuni era un&#8217;arte. Si scivola, si inciampa, si cade. Gradini particolari che impediscono il passaggio delle automobili. Più tardi i rappresentanti dell’HVO diranno di aver colpito il ponte per impedire il transito di armi e munizioni. Una missione impossibile&#8230;<br />
Ero sul Ponte con un collega di Radio Mostar, proprio quell’8 novembre. Abbiamo cercato di fotografare il cratere che si era creato a causa dei colpi delle granate. Temevamo la pioggia e la possibilità che quella “Grande ferita“ diventasse fatale, che il Ponte durante la notte potesse crollare. Hanno continuato con i bombardamenti anche la mattina del 9 novembre. Verso le 10 circa, un collega ansimando è entrato in redazione dicendo: “Non c&#8217;è più il Ponte, da torre a torre. L&#8217;hanno buttato giù”. Corro subito verso il Ponte. Arrivo in meno di cinque minuti. Non posso crederci. Centinaia di volte abbiamo usato il detto “è crollato tutto il mio il mondo”. In quel momento pensi che tutta la tua città, la tua infanzia, il tuo passato siano crollati. E qui inizia il grande silenzio, anche se dalla parte ovest della città si odono spari (i festeggiamenti per la distruzione del Ponte). Noi che allora eravamo nella parte est di Mostar ricorderemo la notte del 9 novembre 1993 come la notte più dolorosa, la più difficile. La notte degli orrori. <em>Regna un grande silenzio</em> [in italiano nell’originale, ndt]<em>.</em> Solo di tanto in tanto si avverte un grave gemito. Non ho mai vissuto una cosa del genere e spero di non viverla mai più. La gente passava incredula, guardava nel vuoto e continuava a ripetere: “Non c’è più il Ponte, non c’è più Mostar”. Tutti erano convinti che questa fosse la fine di tutto… La fine di una città.<br />
Dopo la guerra inizia la ricostruzione del Ponte. In molti erano interessati al progetto, ma alla fine la costruzione del ponte è stata affidata ai turchi. Ben inteso, si tratta di un prestito, non di una donazione. Il Ponte passa di nuovo sopra il fiume. Il Nuovo-vecchio. È fatto di una pietra del tutto nuova. Quella originale estratta dal fiume non era sufficiente per portare a termine una buona ricostruzione. I media internazionali hanno provato a creare una storia su come il nuovo Stari most unirà Mostar. Comunque, sia la riva sinistra che quella destra del Ponte si trovano nella cosiddetta parte est (bosgnacca) della città. Nella parte ovest crescono nuove generazioni che non hanno mai visto il Ponte. I turisti continuano ad arrivare da tutto il mondo per ammirarlo. Tutto è uguale. O forse, è solo un’apparenza&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">(da &#8220;Osservatorio Balcani&#8221;)</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Il nostro speciale fotografico: <a href="http://www.flickr.com/photos/rmichelucci/sets/72157604791460058/" target="_blank">&#8220;Mostar 2005, dieci anni dopo la fine della guerra&#8221;</a></strong></p>
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