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	<title>Memoriastorica</title>
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	<description>Se non ricordiamo non possiamo comprendere (E.M. Forster)</description>
	<pubDate>Thu, 03 Jul 2008 07:05:59 +0000</pubDate>
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		<title>Requiem per Sarajevo</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jul 2008 05:30:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>riccardomichelucci</dc:creator>
		
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Come definire se non struggente, folle e visionaria la vicenda dalla quale ha preso spunto il giovane scrittore canadese Steven Galloway per il suo ultimo romanzo? È il 1992 e durante i primi mesi del lungo assedio di Sarajevo un colpo di mortaio uccide ventidue persone che fanno la coda per acquistare il pane. Dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">
<p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">Come definire se non struggente, folle e visionaria la vicenda dalla quale ha preso spunto il giovane scrittore canadese Steven Galloway per il suo ultimo romanzo? È il <span class="tcorpotesto">1992 e durante i primi mesi del lungo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Assedio_di_Sarajevo">assedio di Sarajevo</a> un colpo di mortaio </span>uccide ventidue persone che fanno la coda per <span class="tcorpotesto">acquistare</span> il pane<span class="tcorpotesto">. Dalla sua finestra di casa il violoncellista</span> <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Vedran_Smailovi%C4%87" target="_blank"><span style="color:#000000;text-decoration:none;">Vedran Smailović</span></a><span class="tcorpotesto"> assiste alla strage. Quasi istintivamente scende in strada, si siede sulla voragine aperta dall’esplosione e inizia a suonare l&#8217;Adagio di Albinoni <em>(vedi foto sotto)</em>. Poi ripete il suo insolito concerto per ventidue giorni, sempre alla stessa ora, sotto il tiro dei cecchini, per onorare i morti di una delle tante stragi che Sarajevo sarà costretta a vivere in quasi quattro anni d’assedio. La gente si ferma ad ascoltare le note del violoncellista che per qualche istante, quasi ipnoticamente, riescono ad allontanare la guerra. </span>Steven Galloway ha costruito <em>“Il violoncellista di Sarajevo”</em>, splendido affresco della città nei primi anni ’90, proprio sullo straordinario lirismo di questa storia. Lo scrittore fa parlare i cittadini assediati, che vivono giornalmente la paura degli attacchi dei cecchini, delle granate e dei cannoni dai monti che circondano la città e si muovono a Sarajevo scoprendo angoli e strade che non avevano mai percorso prima.</p>
<p style="text-align:center;margin:0 0 0.0001pt;"><a href="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2008/07/cello.jpg"><img class="size-full wp-image-291 aligncenter" src="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2008/07/cello.jpg?w=500&h=337" alt="" width="500" height="337" /></a></p>
<p style="margin:0 0 0.0001pt;"> </p>
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		<title>Memorie della resistenza antifranchista</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jul 2008 05:30:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>riccardomichelucci</dc:creator>
		
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Rivive su internet la memoria degli anni terribili dell’assedio di Madrid, durante la guerra civile spagnola, grazie a una bella iniziativa del ministero della cultura spagnolo. È così liberamente visitabile il cosiddetto “Archivio Rojo”, cioè l’archivio fotografico raccolto durante la propria missione dal generale Vicente Rojo dell’esercito repubblicano, comandante in capo delle forze che difesero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;"><a href="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2008/07/rojo.jpg"><img class="size-medium wp-image-288 aligncenter" src="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2008/07/rojo.jpg?w=233&h=253" alt="" width="233" height="253" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Rivive su internet la memoria degli anni terribili dell’assedio di Madrid, durante la guerra civile spagnola, grazie a una bella iniziativa del ministero della cultura spagnolo. È così liberamente visitabile il cosiddetto <a href="http://pares.mcu.es/ArchivoRojo/inicio.do" target="_blank">“Archivio Rojo”</a>, cioè l’archivio fotografico raccolto durante la propria missione dal generale Vicente Rojo dell’esercito repubblicano, comandante in capo delle forze che difesero Madrid dal lungo assedio franchista. Uno straordinario viaggio nell’epoca tremenda della guerra civile spagnola, scoppiata quando il governo di sinistra della Repubblica iberica democraticamente eletto fu sfidato dal colpo di stato del generale Franco. Il dittatore dopo tre anni di sanguinosa, brutale guerra vinse con l’appoggio militare determinante di Germania e Italia. L’archivio contiene foto in gran parte inedite, rese pubbliche soltanto adesso: facciate di splendidi edifici semidistrutte dai bombardamenti, soldati e volontari che si confortano con uno spuntino e un bicchiere di vino prima della battaglia, il panico e le vittime dei bombardamenti, la vita quotidiana, i bambini feriti dalle schegge delle bombe. Dopo la <a href="http://www.apcom.net/news/est/20071011_111200_36dc921_25716.shtml" target="_blank">legge sulla memoria storica</a> approvata lo scorso anno, la Spagna dimostra ancora una volta, con questa piccola ma importante iniziativa, di essere capace di fare i conti con la propria memoria traendo i corretti insegnamenti dagli errori – e dagli orrori – del passato.</p>
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		<title>Impronte ai bimbi rom? Luzzatto: &#8220;Timbrati ed esclusi come noi ebrei&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jun 2008 06:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>riccardomichelucci</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Amos Luzzatto, ex presidente dell’Ucei (Unione delle comunità ebraiche italiane) ha rilasciato un&#8217;interessante intervista due giorni fa a “Repubblica”, commentando l’aberrante proposta del ministro Maroni di schedare e prendere le impronte digitali ai bambini rom. Ne riportiamo alcuni stralci.
Sono stato bambino e non potevo andare a scuola con gli altri. Ricordo che mi indicavano con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><em><strong>Amos Luzzatto</strong>, ex presidente dell’Ucei (Unione delle comunità ebraiche italiane) ha rilasciato un&#8217;interessante intervista due giorni fa a “Repubblica”, commentando l’aberrante proposta del ministro Maroni di schedare e prendere le impronte digitali ai bambini rom. Ne riportiamo alcuni stralci.</em></p>
<p style="background:white;text-align:justify;margin:0;"><span>Sono stato bambino e non potevo andare a scuola con gli altri. Ricordo che mi indicavano con il dito: “Mamma, guarda, quello è un giudeo!”. Sono cose successe 70 anni fa, cose che mi hanno segnato la carne e la memoria. Cose che non dimenticherò mai per quel che ancora mi resta da vivere. Prendere le impronte ai bambini Rom, come vorrebbe Maroni, significa compiere una schedatura etnica. E questo è totalmente inaccettabile.<em></em></span></p>
<p style="background:white;text-align:justify;margin:0;"><em><span>Luzzatto, che cosa sta succedendo al nostro Paese? Anni fa sarebbe venuta in mente ad un governo una proposta del genere?</span></em></p>
<p style="background:white;text-align:justify;margin:0;"><span>C´è un razzismo latente nella cultura italiana, dovuto purtroppo ad un´insufficienza culturale. Ciclicamente si manifesta. Ricordo di essere stato a Palazzo Chigi quando, durante un precedente governo Berlusconi, venne fuori l´idea di schedare tutti gli immigrati. Ero presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche e dissi che, se le prendevano a loro, avrebbero dovuto prenderle anche a noi. Mi spiegarono che non era un’iniziativa mirata ma solo l’inizio di un processo di identificazione generalizzato. Forse fiutarono l’aria. Alla fine, non ne fecero nulla. Io sono rimasto a quell’episodio. Adesso non sembra che ci sia alcun imbarazzo. Si evoca esplicitamente la schedatura di bambini. «Infatti quest’ipotesi è di gran lunga peggiore. Prendere i polpastrelli dei piccoli di un certo gruppo etnico significa considerarli ladri congeniti, prevedere che diventeranno dei delinquenti e commetteranno dei reati. È evidente e inaccettabile il segno razziale di questa iniziativa. Mi ricorda il mio essere bambino, bollato, timbrato, come giudeo di cui non fidarsi. </span></p>
<p style="background:white;text-align:justify;margin:0;"><em><span>Dove porta la strada della schedatura ai piccoli rom?</span></em></p>
<p style="background:white;text-align:justify;margin:0;"><span>Si comincia così e poi si va avanti con l’allontanamento dalle scuole, le classi differenziate, le discriminazioni diffuse. Questo pesa terribilmente sul vissuto di un bambino che si sente trattato diversamente dai suoi coetanei, vive come un appestato, carico di ossessioni e nevrosi. È una ferita che dura una vita.</span></p>
<p style="background:white;text-align:justify;margin:0;"><em><span>Com’è quest’Italia? </span></em></p>
<p style="background:white;text-align:justify;margin:0;"><span>Un Paese che ha perso la memoria.</span></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/memoriastorica.wordpress.com/284/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/memoriastorica.wordpress.com/284/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/memoriastorica.wordpress.com/284/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/memoriastorica.wordpress.com/284/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/memoriastorica.wordpress.com/284/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/memoriastorica.wordpress.com/284/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/memoriastorica.wordpress.com/284/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/memoriastorica.wordpress.com/284/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/memoriastorica.wordpress.com/284/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/memoriastorica.wordpress.com/284/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/memoriastorica.wordpress.com/284/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/memoriastorica.wordpress.com/284/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=memoriastorica.wordpress.com&blog=3088409&post=284&subd=memoriastorica&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Se n&#8217;è andato il re della musica gitana</title>
		<link>http://memoriastorica.wordpress.com/2008/06/27/addio-al-re-della-musica-gitana/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Jun 2008 05:30:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>riccardomichelucci</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[(Articolo uscito anche su &#8220;Diario&#8221; in edicola oggi)
Un infarto ha portato via per sempre Šaban Bajramović, soprannominato il “Nat King Cole” della città serba di Niš. Aveva 72 anni ed è stato il più rappresentativo e prolifico cantante rom contemporaneo.

Nella Jugoslavia di Tito era diventato uno dei musicisti più amati del Dopoguerra. La sua popolarità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:right;"><em>(Articolo uscito anche su &#8220;<a href="http://www.diario.it" target="_blank">Diario&#8221;</a> in edicola oggi)</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Un infarto ha portato via per sempre <strong>Šaban Bajramović</strong>, soprannominato il “Nat King Cole” della città serba di Niš. Aveva 72 anni ed è stato il più rappresentativo e prolifico cantante rom contemporaneo.</em></p>
<p><img class="size-medium wp-image-282 alignleft" style="float:left;" src="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2008/06/saban.jpg?w=300&h=300" alt="" width="300" height="300" /></p>
<p style="text-align:justify;">Nella Jugoslavia di Tito era diventato uno dei musicisti più amati del Dopoguerra. La sua popolarità l’aveva portato ben presto a varcare i confini balcanici per diventare uno dei migliori cantanti jazz viventi. Dopo averlo invitato per una serie di concerti in giro per l’India, Nehru e Indira Gandhi lo definirono “il re indiscusso della musica gitana”. Soffriva già di gravi disturbi cardiaci quando, nell’estate del 2004, si esibì in diverse serate memorabili a New York, Chicago e Washington. Fu in quell’occasione che la stampa specializzata statunitense arrivò a paragonarlo a Frank Sinatra e a Ray Charles. <span id="more-278"></span>Nato a Niš nel 1936, era cresciuto praticamente analfabeta, perché la guerra gli aveva impedito di frequentare la scuola. A diciannove anni, con i nazisti cacciati da tempo dalla Jugoslavia, abbandonò l’esercito per amore di una ragazza e fu condannato per diserzione a tre anni di carcere da scontare nell’“isola calva”, nel famigerato gulag di Goli Otok. “Quando mi lamentai per la lunghezza della pena – ricordò qualche tempo fa - mi aggiunsero altri due anni e mezzo”. Ma alla fine gli anni passati in carcere ebbero anche conseguenze inaspettate. Goli Otok divenne il suo luogo d’ispirazione, la sua università: lesse migliaia di libri, imparò le note, sviluppò un raffinato orecchio musicale e cominciò a suonare il contrabbasso. La sua carriera artistica iniziò di fatto nell’orchestra del carcere, cantando brani di Coltrane, Armstrong e Sinatra. Del periodo trascorso nella prigione riservata agli oppositori del regime titino ricordò però anche il lavoro forzato, i pestaggi e i maltrattamenti da parte della polizia, particolarmente dura con chi non apparteneva all’ambiente politico. Il suo lungo percorso discografico ebbe inizio subito dopo, nel 1964, quando riuscì a far pubblicare il primo di una lunga serie di dischi – alla fine saranno circa una ventina – e partì per un giro del mondo con il suo gruppo “Crna mamba”. In oltre quarant’anni d’attività ha composto circa settecento canzoni e ha collaborato con tantissimi musicisti jazz, latin, blues e rock. Qualcuno gli attribuisce erroneamente anche la paternità di “Djelem, djelem”, l’inno ufficiale della nazione rom, diventato negli anni ‘70 uno dei cavalli di battaglia dei suoi concerti. Di certo le sue opere sono state un punto di riferimento per tantissimi artisti: alcuni onesti, come Goran Bregovic, che ha riconosciuto in più occasioni di essersi ispirato alla sua musica, altri che hanno invece sfruttato la sua innata idiosincrasia nei confronti della grande industria discografica e del mondo dei diritti d’autore. “Ho scelto la musica perché è una cosa divina – spiegò qualche anno fa al quotidiano serbo Novosti - non ho mai guardato al modo in cui la facevano gli altri, ho considerato la musica dal mio punto di vista. Nessuno mi può sostituire, in qualsiasi cantante posso ritrovare almeno metà delle mie canzoni”. A partire dagli anni ’80 ha recitato anche in alcuni film di registi serbi, ma neanche questo gli ha impedito di invecchiare povero, solo e con gravi problemi di salute. Sparsi per il mondo ha lasciato quattro figli e dodici nipoti.</p>
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		<title>Un memoriale per le vittime irlandesi</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jun 2008 12:30:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quasi quattromila persone (in gran parte civili, e molti bambini) sono state uccise durante il trentennale conflitto anglo-irlandese, a partire dal 1969. Un numero enorme, considerando che si tratta di una popolazione che raggiunge a malapena i due milioni. “Bear in Mind These Dead”, Il nuovo libro della giornalista di Derry Susan McKay esamina la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><a href="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2008/06/mckay1.jpg"><img class="size-medium wp-image-280 alignright" style="float:right;" src="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2008/06/mckay1.jpg?w=150&h=236" alt="" width="150" height="236" /></a>Quasi quattromila persone (in gran parte civili, e molti bambini) sono state uccise durante il trentennale conflitto anglo-irlandese, a partire dal 1969. Un numero enorme, considerando che si tratta di una popolazione che raggiunge a malapena i due milioni. “Bear in Mind These Dead”, Il nuovo libro della giornalista di Derry Susan McKay esamina la tragica eredità di quegli anni dando voce ai familiari delle vittime, troppo spesso trascurate, raccontando storie fatte di dolore straziante, rabbia, cuori spezzati, ferite nella mente e nel corpo. In alcuni casi anche di perdono. La pubblicazione di questo libro, quantomai opportuna, cade peraltro in un momento storico che vede i vecchi nemici sedere insieme al governo.</p>
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		<title>Ultimo appello per la verità su Ustica</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jun 2008 12:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>riccardomichelucci</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Non è mai troppo tardi per avere giustizia. Neanche sulla strage di Ustica, uno dei misteri più fitti della recente storia italiana, per il quale la verità giudiziaria ha finora assolto tutti, con l’aggravante del mancato risarcimento dei familiari delle 81 vittime. Due giorni fa la procura di Roma ha finalmente riaperto le indagini, dopo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Non è mai troppo tardi per avere giustizia. Neanche sulla <a href="http://www.repubblica.it/2007/01/sezioni/cronaca/ustica-processo/cronologia-fatti/cronologia-fatti.html" target="_blank">strage di Ustica</a>, uno dei misteri più fitti della recente storia italiana, per il quale la verità giudiziaria ha finora assolto tutti, con l’aggravante del mancato risarcimento dei familiari delle 81 vittime. Due giorni fa la procura di Roma ha finalmente riaperto le indagini, dopo che l&#8217;ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga ha affermato che ad abbattere nell&#8217;estate del 1980 un aereo Dc9 dell&#8217;Itavia con 81 persone a bordo fu un missile sparato da un caccia della marina militare francese. Il nuovo fascicolo è stato aperto dalla pm Maria Monteleone, che ha ascoltato come testimoni lo stesso Cossiga e Giuliano Amato, all’epoca sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Nei mesi scorsi Cossiga aveva dichiarato che &#8220;furono i nostri servizi segreti che, quando io ero presidente della Repubblica, informarono l&#8217;allora sottosegretario Giuliano Amato e me che erano stati i francesi, con un aereo della marina, a lanciare un missile non a impatto, ma a risonanza. Se fosse stato a impatto non ci sarebbe nulla dell&#8217;aereo&#8221;. Il volo civile, secondo una ricostruzione che anche Cossiga ha offerto, sarebbe stato abbattuto perché si trovava in prossimità di un aereo su cui volava il presidente libico Muammar Gheddafi, uscito indenne dall&#8217;attacco perché informato in precedenza dal Sismi, il servizio segreto militare italiano. L&#8217;unico procedimento giudiziario conclusosi con sentenza defiitiva in Italia sul caso Ustica è quello che ha mandato assolti due generali dell&#8217;Aeronautica accusati dai magistrati di aver compiuto despistaggi sulla vicenda.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2008/06/ustica.jpg"><img class="size-medium wp-image-274 aligncenter" src="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2008/06/ustica1.jpg?w=230&h=153" alt="" width="230" height="153" /></a></p>
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		<title>Mario Rigoni Stern, i libri e la memoria</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jun 2008 05:30:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>riccardomichelucci</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[(di Goffredo Fofi)
Presentando nel 1953 ai lettori “Il sergente nella neve”, il racconto-testimonianza di un reduce dalla sciaguratissima campagna di Russia, Elio Vittorini scrisse in uno dei suoi famosi risvolti per la collana dei Gettoni einaudiani in cui esordirono tanti grandi scrittori, che si trattava di un&#8217;opera certamente importante, ma che il suo autore Mario [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:right;"><em>(di Goffredo Fofi)</em></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2008/06/rigonistern.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-272 alignleft" style="float:left;" src="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2008/06/rigonistern.jpg?w=166&h=285" alt="" width="166" height="285" /></a>Presentando nel 1953 ai lettori “Il sergente nella neve”, il racconto-testimonianza di un reduce dalla sciaguratissima campagna di Russia, Elio Vittorini scrisse in uno dei suoi famosi risvolti per la collana dei Gettoni einaudiani in cui esordirono tanti grandi scrittori, che si trattava di un&#8217;opera certamente importante, ma che il suo autore <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Rigoni_Stern" target="_blank">Mario Rigoni Stern</a> non sarebbe andato oltre questo libro, che insomma egli non era un vero scrittore. Fu una delle sue sviste più clamorose, perché Rigoni Stern era un vero scrittore, il suo libro non era affatto un semplice ‘caso’ ed egli lo avrebbe dimostrato nel corso di un cinquantennio. Nel 1962 si ripresentò al pubblico con i racconti di “Il bosco degli urogalli”, cui fecero seguito molte opere di narrazione e di memoria, legate tra loro dalla stessa ispirazione, riconoscibilissima e unica.<span id="more-271"></span><br />
Nato sull&#8217;Altopiano di Asiago nel 1921, Mario Rigoni Stern non ha mai distinto veramente nella sua opera tra racconto e analisi, tra narrazione e investigazione. Ogni suo intervento è stato fedele alla stessa ispirazione, la denuncia del disastro di due guerre mondiali attraverso le vicende di molti personaggi comuni (presi dal vero) il cui destino è stato segnato da quelle rotture, in genere gente dell&#8217;Altopiano, ed è stato fedele a un ambiente naturale e non solo sociale, dedicando alla flora e alla fauna dell&#8217;Altopiano racconti, evocazioni, descrizioni e anche denunce in modo sempre più assiduo e più convinto, in una lingua sempre più essenziale e pura.<br />
Prodotto di un ambiente e di una storia, non ne è voluto mai uscire, sempre mantenendo un suo ostinato pudore, e con risultati tanto più alti quanto più esigente era la loro motivazione, la loro necessità. Ha narrato la guerra in Quota Albania, in Ritorno sul Don e in tanti racconti, e nel suo libro forse più austero e commosso dopo Il sergente, la Storia di Tönle (1979) che aveva al centro il bellissimo personaggio di un montanaro solitario al tempo della Grande Guerra. Ma ha narrato con la stessa intensità, anche se ora in modi non drammatici e anzi spesso sereni e rasserenanti, la natura - gli animali e le piante, e le opere e i giorni dell&#8217;Altopiano.<br />
I suoi libri e articoli sugli animali e sulle piante sono stati dettati da una conoscenza diretta e da un rapporto continuativo con la natura, che passava però attraverso la vita degli uomini, i modi in cui gli uomini hanno interagito con le piante e con gli animali. Con questi ultimi, anche attraverso la mediazione e l&#8217;esperienza diretta della caccia. Molte pagine del Rigoni Stern cacciatore non sfigurano affatto se confrontate a quelle di altri grandi scrittori, anzitutto i russi con Turgenev in testa, e naturalmente si trattava per lo scrittore veneto di un modo d&#8217;intendere la caccia nel quadro di una cultura (e di una necessità) che nulla hanno a che fare con quelli di oggi, che egli per primo detestava.<br />
Uomini, boschi e api, Il libro degli animali, L&#8217;Arboreto selvatico sono ricchissimi di ricordi, d&#8217;incontri, di vicende, di situazioni che hanno al loro centro un rapporto antico con la natura, avvilito o distrutto dalla modernità. Di questo Rigoni Stern ha molto sofferto, ma ha anche reagito molto, lottando contro i modi in cui l&#8217;uomo ha voluto intervenire sulla natura in nome di un progresso ottusamente distruttivo. La vita armonica dell&#8217;Altopiano, le guerre vissute dalla sua gente sull&#8217;Altopiano stesso o sui fronti delle aggressive guerre fasciste sono diventati grazie a Rigoni Stern un patrimonio dei lettori italiani ed europei, e se sono stati i piemontesi Primo Levi e Nuto Revelli gli autori che egli ha sentito più vicini, la sua cultura era vastissima, la sua curiosità inarrestabile e senza confini.<br />
Il sergente nella neve è uno dei grandi libri della nostra storia e della nostra letteratura, e grazie a un suo amico, l&#8217;attore-narratore Marco Paolini, ha avuto ancora di recente una diffusione enorme presso un pubblico sempre nuovo, e presso giovani che attraverso il racconto della guerra hanno potuto apprezzare il valore e il significato della parola «pace».<br />
Dopo la scomparsa di Meneghello, non troppo tempo fa, il Veneto, regione chiave nella storia italiana e della sua letteratura, regione oggi alla ricerca tra molti sbandamenti di una nuova e difficile identità, ha perduto un altro dei suoi massimi personaggi, anche se, per fortuna del Veneto e dell&#8217;Italia, sono ben presenti con le loro poesie e le loro battaglie civili due grandi come Andrea Zanzotto e Fernando Bandini, suoi amici.<em></em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>(Da “Il Sole 24 Ore” del 18 giugno)</em></p>
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		<title>Darfur, una voce dal genocidio</title>
		<link>http://memoriastorica.wordpress.com/2008/06/18/il-genocidio-silenzioso-del-darfur/</link>
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		<pubDate>Wed, 18 Jun 2008 05:30:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>riccardomichelucci</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Daoud Hari è stato vittima e testimone della peggiore crisi umanitaria del nostro tempo. Sul suo paese, il Darfur, si è abbattuta quella che lui stesso definisce “la fine del mondo”, il suo villaggio è stato distrutto e molti suoi familiari sono stati ammazzati. Eppure è riuscito a non farsi travolgere dall’odio e dal desiderio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><a href="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2008/06/daoudharibn.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-268 alignleft" style="float:left;" src="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2008/06/daoudharibn.jpg?w=128&h=95" alt="" width="128" height="95" /></a><strong>Daoud Hari</strong> è stato vittima e testimone della peggiore crisi umanitaria del nostro tempo. Sul suo paese, il Darfur, si è abbattuta quella che lui stesso definisce “la fine del mondo”, il suo villaggio è stato distrutto e molti suoi familiari sono stati ammazzati. Eppure è riuscito a non farsi travolgere dall’odio e dal desiderio di vendetta nei confronti dei carnefici. E di fronte all’ecatombe, ha trovato anche il coraggio per raccogliere il grido di dolore della sua gente, che adesso sta facendo arrivare al mondo con lo straordinario libro-testimonianza <strong>“Il traduttore del silenzio”</strong> (in Italia uscito con Piemme). In cinque anni, secondo le Nazioni Unite, la tragedia epocale che ha colpito il Darfur ha già causato circa trecentomila morti e due milioni di rifugiati. Far conoscere questo dramma fuori dai confini del paese è diventata la missione di Daoud Hari, che ha prima collaborato con la delegazione Onu incaricata di stabilire legalmente se in Darfur era in atto un genocidio, poi si è offerto come interprete e guida per giornalisti e organizzazioni umanitari. Rischiando la vita, decine di volte, per raccontare al mondo le sofferenze del suo popolo.</p>
<p style="text-align:center;"><em>L&#8217;intervista che ci ha concesso è stata pubblicata ieri su <a href="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2008/06/17062008-darfur.pdf" target="_blank">Avvenire</a></em></p>
<p style="text-align:center;"><em>Questa è invece una testimonianza video tratta da Youtube:</em></p>
<p style="text-align:center;"><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://memoriastorica.wordpress.com/2008/06/18/il-genocidio-silenzioso-del-darfur/"><img src="http://img.youtube.com/vi/MIHHyf1SIZs/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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		<item>
		<title>Tutti in carcere senza accusa&#8230;per 42 giorni</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jun 2008 05:30:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>riccardomichelucci</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>

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		<description><![CDATA[Dalla scorsa settimana chi è sospettato di terrorismo in Gran Bretagna potrà essere detenuto fino a un massimo di 42 giorni senza alcuna accusa formale. Il parlamento ha approvato con una stretta maggioranza la controversa nuova misura contenuta nella legge antiterrorismo 2008 fortemente voluta dal premier Brown. Negli ultimi otto anni il periodo di detenzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;margin:0 0 0.0001pt;">Dalla scorsa settimana chi è sospettato di terrorismo in Gran Bretagna potrà essere detenuto fino a un massimo di <strong>42 giorni</strong> senza alcuna accusa formale. Il parlamento ha approvato con una stretta maggioranza la controversa nuova misura contenuta nella legge antiterrorismo 2008 fortemente voluta dal premier Brown. Negli ultimi otto anni il periodo di detenzione senza accusa per i sospetti di terrorismo è aumentato costantemente per le leggi britanniche: nel 2000 si poteva trattenere un sospetto per 48 ore estendibili a 7 giorni con il permesso del tribunale. Nel 2003 la nuova legge antiterrorismo ha portato quel massimo 14 giorni, poi nel 2006 agli attuali 28. Finora la polizia inglese ha rilasciato senza alcuna accusa oltre la metà dei fermati. Critici, nei confronti del provvedimento, molti deputati conservatori, secondo i quali l’estensione a sei settimane della detenzione senza accusa è una violazione palese della Magna Carta, che aveva istituito l&#8217;<em>habeas corpus</em>: il diritto a non essere detenuto arbitrariamente. Anche la più recente Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (<a href="http://memoriastorica.wordpress.com/2008/05/29/dichiarazione-universale-dei-diritti-umani-60-anni-di-promesse-infrante/" target="_blank">che quest’anno compie 60 anni</a>) aveva stabilito nel suo articolo 9 che “nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato”. Ma nel cuore della democratica vecchia Europa non esistono scrupoli nel sacrificare ulteriormente, sull’altare della guerra al terrorismo, uno dei più importanti strumenti per la salvaguardia della libertà individuale contro l&#8217;azione arbitraria dello stato.</p>
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		<title>Belfast ha accolto Bush con calore</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jun 2008 21:49:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>riccardomichelucci</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[George W. Bush ha concluso oggi a Belfast il suo tour in Europa, l&#8217;ultimo del suo secondo mandato da presidente degli Stati Uniti. Ecco l&#8217;accoglienza che gli hanno riservato gli irlandesi (foto di John Hanvey)
 
 




       ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">George W. Bush ha concluso oggi a Belfast il suo tour in Europa, l&#8217;ultimo del suo secondo mandato da presidente degli Stati Uniti. Ecco l&#8217;accoglienza che gli hanno riservato gli irlandesi<strong> (foto di John Hanvey)</strong></p>
<p><a href="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2008/06/bush_7.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-259 alignleft" style="float:left;" src="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2008/06/bush_7.jpg?w=300&h=227" alt="" width="300" height="227" /></a> <a href="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2008/06/bush_8.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-260 alignright" style="float:right;" src="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2008/06/bush_8.jpg?w=300&h=200" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p><a href="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2008/06/bush_9.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-261 alignleft" style="float:left;" src="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2008/06/bush_9.jpg?w=300&h=200" alt="" width="300" height="200" /></a> <a href="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2008/06/bush_31.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-263 alignright" style="float:right;" src="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2008/06/bush_31.jpg?w=300&h=266" alt="" width="300" height="266" /><br />
</a></p>
<p><a href="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2008/06/bush_10.jpg"><br />
</a></p>
<p><a href="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2008/06/bush_12.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-267 alignleft" style="float:left;" src="http://memoriastorica.files.wordpress.com/2008/06/bush_12.jpg?w=198&h=300" alt="" width="198" height="300" /></a></p>
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