Rosario Sanchez Mora se n’è andata in silenzio, all’età di 89 anni. Durante la guerra civile spagnola era stata una delle poche donne che si arruolarono per combattere in difesa di Madrid. Aveva appena 17 anni, e pochi mesi al fronte con le milizie anti-franchiste furono sufficienti per farle guadagnare il soprannome di “Dinamitera”. La sua abilità e il suo coraggio con gli esplosivi divennero proverbiali, finché un giorno di settembre del 1936 cercò di innescare un ordigno che la privò per sempre della mano destra. Nonostante la grave menomazione volle subito tornare al fronte, dove col ruolo di sergente guidò un’unità incaricata di raccogliere e distribuire la corrispondenza tra i miliziani e le loro famiglie. Lavorò in seguito a stretto contatto con Dolores Ibarruri, storica leader del partito comunista spagnolo, andando alla ricerca di donne da reclutare per i posti di lavoro lasciati da chi era al fronte.

Davanti all’inarrestabile avanzata dei nazionalisti di Franco, nel 1939 scappò dalla capitale per raggiungere suo padre a Valencia ma la fuga via mare progettata dal porto di Alicante fallì rovinosamente. Furono catturati entrambi insieme a migliaia di combattenti repubblicani: Rosario fu imprigionata e condannata a morte (pena commutata poi con 30 anni di carcere), suo padre venne fucilato. Tornò libera già nel 1942 dopo soli tre anni di prigionia, e da allora il regime franchista si dimenticò di questa piccola donna senza una mano che si guadagnava da vivere in una tabaccheria del centro di Madrid. “Ho avuto l’opportunità di combattere quando le donne non lo facevano ancora – disse in una delle ultime occasioni pubbliche – tanto tempo fa ho perso la mano destra, ma non importa. Ero pronta a perdere la mia vita”. Il governo l’ha riconosciuta mutilata di guerra solo recentemente, poco prima che se andasse in silenzio all’età di 89 anni.
(Pubblicato anche su “Diario”, anno XIII, numero otto)


1 Commento
30 Maggio 2008 alle 4:10 pm
Grande omaggio.
A pugno chiuso!