Dar fuoco a una bandiera, a qualunque bandiera, è un gesto barbaro, incivile e ingiustificabile. Quanto è accaduto ieri a Torino, al termine del corteo per il Primo Maggio, con gli esponenti di alcuni centri sociali torinesi che davano fuoco alle bandiere di Stati Uniti e Israele, è l’ennesima conferma di un pregiudizio culturale nei confronti di questi due paesi. Chi scrive è fermamente convinto che la politica messa in atto dai due governi in questione violi palesemente il diritto internazionale, sia causa di inaudite sofferenze per i civili in varie parti del mondo, e che come tale rappresenti una grave minaccia alla pace mondiale. Ma una cosa sono i comportamenti criminali di un governo, un’altra il disprezzo e l’odio nei confronti di una nazione e della totalità del suo popolo, testimoniati da un gesto ingiustificabile come incendiare la sua bandiera. E vergognosa è anche la campagna che da mesi cerca di ostacolare la partecipazione di Israele come ospite d’onore alla Fiera del libro di Torino, che si apre la prossima settimana. Chi brucia le bandiere, chi contesta la presenza di scrittori come Grossman, Oz, Yehoshua alla prestigiosa manifestazione piemontese, ricorda molto i nazisti, quando bruciarono i libri degli ebrei in piazza. Due anni fa David Grossman ha perso un figlio in guerra, ma non per questo ha smesso di essere un grande scrittore impegnato per la pace e critico nei confronti della politica del suo stesso paese. “La letteratura è dialogo”: questo è il senso profondo e universale della bella intervista che ci rilasciò qualche settimana fa per il quotidiano “Avvenire”.
