Prima ancora di arrivare nelle librerie, la nuova biografia di Eamon De Valera è già stata rigettata, sconfessata, persino definita ‘farsesca’ dai più prestigiosi storici d’Irlanda. Secondo l’autore del volume (John J. Turi, un ufficiale di marina in pensione che vive nel New Jersey), il padre della moderna nazione irlandese, l’uomo che Winston Churchill considerava l’incarnazione del demonio, sarebbe stato addirittura una spia al soldo degli inglesi. Con queste premesse, quello che era stato presentato come il libro-scandalo, dalle rivelazioni scioccanti su una figura controversa e monumentale – anche a causa della sua longevità – rischia di rivelarsi poco più che carta straccia. Nelle sue 470 pagine England’s Greatest Spy: Eamon de Valera sostiene che “Dev” era letteralmente terrorizzato dall’idea di essere fucilato dopo la rivolta di Pasqua del 1916 e che si sarebbe venduto al nemico pur di salvarsi. Turi basa la sua tesi sull’analisi dei primi oscuri anni di un uomo destinato ad attraversare, nel bene o nel male, oltre mezzo secolo di storia irlandese, prima come rivoluzionario, poi da capo di governo, infine ricoprendo la carica di presidente della Repubblica. Passa in rassegna prima di tutto le radici misteriose del presidente a New York, la figura della madre e dello zio irlandese, che lo trattò freddamente per tutta la vita: rapporti difficili che sarebbero stati alla base di una personalità inadeguata e facilmente influenzabile. Da qui parte lo studioso di chiare origini italiane, che arriva a definire De Valera “un codardo e un incompetente mentalmente instabile”. Proprio la sua fragilità lo avrebbe reso una facile esca, contribuendo a farlo diventare un collaboratore dall’intelligence inglese. Continua a leggere →
6 Novembre 2009
Diario 1996-2009
Il periodico che ha fatto il miglior giornalismo italiano degli ultimi anni chiuderà i battenti definitivamente alla fine dell’anno. L’editore di Diario, Luca Formenton, ha annunciato la triste notizia nell’editoriale del numero di novembre, uscito oggi in edicola. Dopo le varie reincarnazioni (storicamente settimanale poi diventato quindicinale, infine convertito in mensile), la speranza che il giornale riuscisse ad avere un futuro credo fosse condivisa da tutti i lettori del mitico giornale ‘iniziato’ da Enrico Deaglio e diretto negli ultimi tempi dall’amico Massimo Rebotti. Aver avuto la possibilità di collaborarci negli ultimi sei anni è stato un piacere ma soprattutto un onore, perché “Diario” ha rappresentato uno degli ultimi capitoli della migliore tradizione del giornalismo italiano, ormai sempre più ridotto a zerbino dei grandi potentati economici e asservito ai gruppi immobiliariari, bancari e finanziari. Forse sarò banale, ma mi viene da pensare che fosse un giornale troppo bello, colto e intelligente per poter durare a lungo in un paese come il nostro. Un saluto e un in bocca al lupo al direttore e a tutti i membri della mitica redazione, presente e passata.
RM
3 Novembre 2009
Vogliono cancellare Tienanmen
Intervista uscita su Avvenire
Vent’anni possono essere sufficienti per dimenticare tutto. Lo spirito della grande mobilitazione studentesca per la democrazia che fu repressa nel sangue in piazza Tien An Men rischia di essere inghiottito nell’oblio e dimenticato anche dai libri di storia cinesi. Per evitarlo, e per commemorare il coraggio di coloro che vi presero parte, il ricercatore statunitense Philip J. Cunningham ha scritto “Tienanmen Moon. Inside the Chinese Student Uprising in 1989”, un libro importante, poiché l’autore ha vissuto quegli eventi in prima persona. “Non si tratta dell’ennesimo racconto sul massacro degli studenti, piuttosto della storia di quel formidabile movimento popolare che ha conquistato le menti e i cuori dei pechinesi, e gran parte del resto della nazione nella primavera del 1989”. Vent’anni fa Cunningham era solo un giovane straniero che studiava all’università di Pechino quando, senza volerlo, si trovò a faccia a faccia con la storia, divenendo testimone di uno dei fatti più importanti e drammatici del XX secolo. In quelle settimane marciò con gli studenti cinesi ed ebbe modo di osservare dall’interno, nei campus di Pechino, la nascita di una gigantesca protesta pacifica, che il governo cinese avrebbe poi schiacciato facendo uccidere centinaia di persone. Oggi non esita a definire “straordinari, unici e indimenticabili” i mesi che precedettero la strage. “Il modo crudele e maldestro in cui è stata soffocata la rivolta – spiega – ha rappresentato un grave battuta d’arresto per la Cina. Ma quelle settimane ispirarono la mobilitazione di milioni di persone dietro agli striscioni di un movimento estremamente pacifico e affiatato. Che purtroppo è stato poi oscurato proprio da quanto è accaduto dopo”. Continua a leggere →
31 Ottobre 2009
Bhopal, 25 anni senza giustizia
E’ trascorso ormai un quarto di secolo ma il più grave disastro industriale della storia continua a mietere vittime. Oltre 500mila persone soffrono ancora le terribili conseguenze di quello che accadde la notte tra il 2 e il 3 dicembre 1984, quando oltre 40 tonnellate di gas tossici fuoriuscirono dalla fabbrica di pesticidi della Union Carbide a Bhopal, capitale dello stato indiano di Madhya Pradesh. La nube tossica si sprigionò a causa della cattiva manutenzione dell’impianto di proprietà della multinazionale statunitense e si diffuse tra le migliaia di persone che vivevano nelle vicinanze dello stabilimento. In poche ore i morti per asfissia furono oltre duemila ma salirono a circa ottomila dopo soli tre giorni, mentre decine di migliaia riportarono gravissime ustioni agli occhi e ai polmoni. Ad oggi i dati ufficiali parlano di almeno 25mila persone morte per le conseguenze del disastro della fabbrica di pesticidi, ma questa tragica contabilità continua a salire con una regolarità impressionante: “circa quindici persone muoiono ogni mese – precisa Mohammed Ali Qaiser, medico della Sambhavana Trust Clinic di Bhopal sopravvissuto a quella notte d’inferno. Continua a leggere →
22 Ottobre 2009
Cinque minuti di memoria quotidiana su Rai 3
In un paese dalla memoria cortissima e con una televisione pubblica capace di offrire solo nani (uno in particolare) e ballerine, mi è sembrata un’ottima notizia l’avvio del nuovo programma di Alessandro Robecchi e Peter Freeman (già autori di “Verba Volant”). Si chiama “FIGU – Album di terrestri notevoli” e va in onda su Rai Tre tutti i giorni dal lunedì al venerdì alle 9.10. Sono cinque minuti di memoria al giorno, come una pasticca contro amnesie, revisionismi e altre italiche miserie.
Questa è la puntata di ieri, su Peppino Impastato:
14 Ottobre 2009
La faccia feroce dell’Italia
(di Miriam Mafai)
La Camera affossa la legge contro l’omofobia. Una buona notizia per chi va a caccia di chi giudica “diverso” in un paese incattivito.
Ecco una buona notizia per coloro che, in un’Italia che si è fatta sempre più incattivita e feroce, si muovono ogni notte, come cani da caccia, alla ricerca di una vittima da insultare, picchiare, trascinare per terra, sputacchiare, calpestare. Una vittima colpevole di una sua presunta “diversità”. Una buona notizia, insomma per quanti hanno imparato e hanno in serbo gli insulti più volgari da buttare in faccia a coloro che, uomini o donne, hanno abitudini e tendenze sessuali diverse da quanti si definiscono “normali”. Questi presunti “normali” si appostano nelle strade frequentate da gay o lesbiche, li aspettano all’uscita dei locali da loro abitualmente frequentati, li inseguono, li insultano, li picchiano, abbandonandoli poi sanguinanti per terra. In questi ultimi giorni è accaduto più di una volta, in molte nostre città. È successo ancora a Roma, nella notte tra lunedì e martedì, in pieno centro, dove due presunti “diversi” sono stati lasciati a terra, sanguinanti, da un gruppo di teppisti “normali”. Ecco dunque per questi presunti “normali” una buona notizia. Alla Camera ieri è stato affossata una legge contro l’omofobia che, prima firmataria Paola Concia del Pd, inseriva tra le aggravanti dei reati, “fatti commessi per finalità inerenti all’orientamento o alla discriminazione sessuale della persona offesa”. Era una buona legge. Flavia Perina, del Pdl, me ne aveva parlato recentemente, come di una legge che avrebbe dimostrato la possibilità di operare insieme, maggioranza e opposizione, per affrontare e risolvere problemi condivisi, superando il clima di feroce contrapposizione che caratterizza ormai da tempo la nostra vita politica. Continua a leggere →
6 Ottobre 2009
Marek Edelman 1919-2009
L’ultimo sopravvissuto dei comandanti dell’insurrezione del ghetto di Varsavia nel 1943 è morto qualche giorno fa all’età di 90 anni. Marek Edelman aveva consacrato la maggior parte della sua vita a preservare la memoria degli eroi caduti nella rivolta contro i nazisti, la cui repressione costò oltre 55mila uccisi o deportati nei lager. Dopo il suicidio del capo dell’insurrezione, fu lui in persona a guidare la rivolta negli ultimi giorni prima del suo sanguinoso epilogo. Con poche pistole, qualche granata e una decina di fucili tennero testa per cinque settimane alla Wehrmacht, il più potente esercito del mondo. Furono il primo esempio di resistenza armata ai nazisti in Europa. Ogni anno, quando nel mese d’aprile cadeva l’anniversario dell’insurrezione, Edelman deponeva fiori al monumento che a Varsavia ricordava quelle vittime. Per decenni ha partecipato anche alla lotta contro il comunismo in Polonia, fu decorato per il suo eroismo con le massime onorificenze civili in Francia e in Polonia, come la Legione d’Onore e l’Ordine dell’Aquila Bianca. In una delle sue ultime interviste, Edelman ribadì l’importanza di ricordare la tragedia dell’Olocausto e i giovani eroi della rivolta del ghetto di Varsavia: “Ricordiamoli tutti – disse – ragazzi e ragazze, 220 in tutto, non troppi per ricordare i loro volti e i loro nomi”. “L’uomo è cattivo, è bestiale di natura”, aggiunse, “per questo le persone devono essere educate fin dall’infanzia che non ci deve essere odio. Ma se non si può difendere la libertà con mezzi pacifici, allora bisogna imbracciare le armi per combattere il nazismo, la dittatura e lo sciovinismo”.
29 Settembre 2009
Missing (un intero popolo è scomparso)
(di Azra Nuhefendić)
E’ un intero popolo. Comprende bosgnacchi, serbi, albanesi, croati e rom. Non si riconoscono né per la nazionalità, né per la religione, né per il sesso, ma per la lunga angoscia degli anni di ricerca. Parole grosse come patriottismo, coraggio, onore e patria gli provocano il mal di stomaco. Vanno avanti intorpiditi, le ombre di se stessi. Per loro il presente è una sofferenza costante, le giornate nient’altro che il disperato attendere la notizia che i resti sono stati ritrovati. Desiderano questa notizia, ma allo stesso tempo la temono. Più di 34.000 persone sono scomparse durante le guerre in ex Jugoslavia. Nella sola Bosnia Erzegovina sono sparite 28.000 persone. Ancora oggi non si conosce il destino di circa 11.000, in Croazia ne mancano 2.283 mentre in Kosovo 1.895. La sorte incerta di ancora 16.000 scomparsi, in totale, tormenta circa un milione di loro famigliari. I numeri non chiariscono molto, le grosse cifre non impressionano più di tanto. Quelli che cercano i propri cari non vogliono sentire le statistiche, le rifiutano. Si ricordano di dettagli precisi, com’era vestita, cosa si sono detti quando si sono visti l’ultima volta, cosa indossava il primo giorno di scuola, il dente che mancava, i capelli ricci, il giocattolo che portava, le scarpe che indossava, la foto che aveva nel portafoglio, una cicatrice, un gesto della mano, l’orologio regalato, i pantaloni che aveva cucito varie volte. Continua a leggere →
26 Settembre 2009
Arrestato il pilota dei “voli della morte” argentini
La polizia spagnola ha arrestato Julio Alberto Poch, 57 anni, pilota di linea della compagnia olandese Transavia, sospettato di essere coinvolto nella “guerra sporca” scoppiata in Argentina tra il 1976 e il 1983. Gli agenti iberici lo hanno catturato durante una sosta del suo volo, diretto ad Amsterdam, all’aeroporto di Valencia Manises. Sono bastati solo quaranta minuti ai poliziotti che, dopo aver contattato l’Interpol, hanno fatto scattare le manette ai polsi di Poch. Secondo gli inquirenti l’uomo sarebbe sospettato di aver partecipato in qualità di pilota ai cosidetti “voli della morte” durante i quali i prigionieri politici dei militari argentini venivano narcotizzati e gettati in mare dall’aereo. Durante i sette anni di governo della giunta militare in Argentina circa trentamila civili sono morti o dichiarati “desaparecidos”. Le autorità hanno rivelato che Poch, che possiede la doppia nazionalità olandese e argentina, sia stato un pilota militare della famigerata Scuola di Meccanica Navale di Buenos Aires che fra l’altro è stato uno dei più grandi centri di detenzione e tortura del regime militare argentino. Nel 2005 la Corte Suprema Argentina ha dichiarato illegittime le leggi di amnistia che avevano protetto da possibili procedimenti penali coloro che al tempo violarono i diritti dell’uomo.




